SCHIELE E GLI ULTIMI ARRIVATI
Gli specchi dei pavoni,
le grida di vento dei mari del sud,
lo storpio del caseggiato,
i tossici e le panchine e le miniere d’ oro
bruciate su un cucchiaio,
e i tuoi occhi, occhi di vernice…
Schiele nacque in una stazione ferroviaria a Tulnn,
dipingeva perlopiù puttane,
i barattoli di vetro che ho lasciato sul davanzale
hanno il colore che il tempo decide,
il mio cane era una puttana, le mie mani sono due puttane
che non si arrendono all’artrite
e ti scrivo da molto lontano, ti scrivo perché non ho niente da dire…
il giorno passato si è trasformato in un pastello,
peccato tu non possa vederlo…
dipingevi, e dipingevi male
ma cosa vuoi che importi allo storpio del caseggiato
e ai tossici, e alle panchine e alle miniere d’oro
bruciate su un cucchiaio…
dipingevi, e dipingevi male male male
anche se i tuoi occhi, o forse erano i miei, erano occhi di vernice,
e si accendevano quando sul tuo viso cresceva il mattino degli ultimi arrivati,
e l’ultimo arrivato prese il mio posto, il mio odore, le mie poesie
e fece con te quello che gli ubriachi fanno alla luna…