VERTIGINE CHE CAPOVOLGE

2009 Agosto 24
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di Massimo Pastore

VERTIGINE CHE CAPOVOLGE

Si alzano sotto cieli ciechi
gli occhi del viandante,
cado di vertigine mentre attraverso
la tua volontà…
sono fuggiti gli spiriti degli appesi
venuti a reclamare l’ultimo fiato
sugli stracci degli dei,
siamo nella moltitudine
nella cavità,
siamo sullo stesso tono di grigio
dove finalmente danzano le vacche
e vegliano i pastori
lo stesso identico tono di grigio
anche se non distinguo più i colori
mentre danzano i briganti
e vegliano le guardie…

SCHIELE E GLI ULTIMI ARRIVATI

2009 Maggio 14
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di Massimo Pastore

Gli specchi dei pavoni,
le grida di vento dei mari del sud,
lo storpio del caseggiato,
i tossici e le panchine e le miniere d’ oro
bruciate su un cucchiaio,
e i tuoi occhi, occhi di vernice…

Schiele nacque in una stazione ferroviaria a Tulnn,
dipingeva perlopiù puttane,
i barattoli di vetro che ho lasciato sul davanzale
hanno il colore che il tempo decide,
il mio cane era una puttana, le mie mani sono due puttane
che non si arrendono all’artrite
e ti scrivo da molto lontano, ti scrivo perché non ho niente da dire…

il giorno passato si è trasformato in un pastello,
peccato tu non possa vederlo…
dipingevi, e dipingevi male
ma cosa vuoi che importi allo storpio del caseggiato
e ai tossici, e alle panchine e alle miniere d’oro
bruciate su un cucchiaio…
dipingevi, e dipingevi male male male
anche se i tuoi occhi, o forse erano i miei, erano occhi di vernice,
e si accendevano quando sul tuo viso cresceva il mattino degli ultimi arrivati,
e l’ultimo arrivato prese il mio posto, il mio odore, le mie poesie
e fece con te quello che gli ubriachi fanno alla luna…

LA STORIA DI UN CORMORANO

2009 Maggio 10
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di Massimo Pastore

Cartoline in bianco e nero,
un bacio rosso indurito…
sento con il dito
il tempo trascorso a seccare
sui vagoni…
voglia di strappare le ali ad un cormorano
ho costruito un ammasso di stecchi
sarà lì, che mi fermerò a nidificare
nel silenzio che solo la pioggia
ti può far notare…

ieri all’azzurro hanno portato due sassi dalla grecia,
uno per la mia rivolta.
L’altro per la tua vendetta.
Sembravano grigi, hai presente la polvere di un uomo?
Grigi come il volto dei vivi sui tram al primo mattino,
dove ho confuso duecento volti per il tuo bacio
seccato nei vagoni…
prestissimo lascerò il mio lavoro,
dimenticherò il tuo nome,
asciugherò le lacrime con una molotov sul cuore
e dove mi diranno di sparare
io coltiverò pomodori.
Allontanandomi da un caso letterario distribuito in lattina
ti aspetterò trecento notti ancora, magari tatuandomi di miele,
troverai il tuo letto caldo, ed un cormorano
tutto intento a far l’amore con le parole…

POVERI

2009 Maggio 1
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di Massimo Pastore

Mia madre è nata povera e senza scarpe,
so che ti aspettavi un uomo meno compromesso
un uomo giusto
un uomo con il sorriso da uomo.

E adesso intrecci le dita dei rami nella speranza
che la tua barca non sia fatta
di mezze ali.

Quando ti baciai la coscia, o forse
quando la tua coscia baciò le mie labbra
non era perché i ricchi sanno infilarsi nei letti dei poveri.
La tua miseria aveva il sapore delle strade di notte,
le strade dove ho mendicato i tuoi occhi
per un vestito di cera da abbandonare nel sole
e se ti dicessi che ti amo
è soltanto per affrontare la rissa dei bicchieri in amore…
due pezzenti in amore, due anarchici in calore,
e quello che ci resta non è qualcosa di nuovo,
come morire poveri,
poveri e con le scarpe.

RIPENSANDO AD OTTOBRE SI STACCANO LE FOGLIE DAL MIO CORPO

2009 Aprile 26
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di Massimo Pastore

Il mio cane ha scelto la penna,
accucciato come un dolore allo stomaco
la sua coda mi sfiora da dentro,
anche se quel dentro si svuota poco alla volta…

so che hai bisogno di riposare,
che sussurrare parola dopo parola
ti stenderà sotto un binario
ma non c’è speranza per chi spera ancora.
Capitano, sono sotto la tua coperta
segui la rotta che conduce alla follia
dicono ci sia una porta
che profuma di legna bagnata
dicono ci sia un poeta
con una spugna di mare
e l’intenzione di lavarti i piedi
lì dove il tuo assassino
sarà già passato.

Ripensando ad ottobre si staccano le foglie dal mio corpo…

TUTTI DOBBIAMO ESSERE BACIATI

2009 Aprile 19
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di Massimo Pastore

Hai qualcosa del puttaniere, del pervertito, del vizioso,
hai qualcosa di rosa sulla guancia, sembra un bacio,
credo proprio sia un bacio…

muori come un idiota dietro le insegne delle profumerie,
concorri per un premio speciale alla critica dei bassi,
conosci l’odore del sudore di una puttana infranto da dodicimila sudori,
hai le labbra bagnate di tabacco… ti baceranno, stanne certo, ti baceranno…

hai qualcosa del drogato, dell’assassino, dell’uomo nero,
hai qualcosa di bianco sulla testa, sembra un pezzo di luna
un cappello di ciliegie…

potresti vendere santini sulle scale di una chiesa, potresti calpestare
gli alcolizzati davanti alle tabaccherie…
ti direi un uccello su un filo oppure un uomo qualunque
ma ti baceranno, stanne certo, ti baceranno…

muovi le tue braccia come le ali di un uccello,
immagina un rasoio a 100 kilometri orari
che scende veloce sull’onda notturna
e la taglia in due gocce simmetriche
lasciando intuire tutti i colori del mare…

hai qualcosa… ti baceranno, tutti dobbiamo essere baciati…

GESÙ DEI CARRUGGI

2009 Aprile 11
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di Massimo Pastore

Credimi, l’astio e il malcontento
Si mischian ai sorrisi, ai marinai,
e camminan a braccetto sottovento
tra i carruggi ed i vinai,

credimi ti perderesti fratello
seguendo il polline del mare
che dalla lanterna come un uccello
vola portandone odor di sale

e magari potresti incrociare
la stanza di maria, sorriso messicano
un culo tondo da baciare
ed un gemito disumano

o magari ti troveresti per mano
in una strada piccina
tra l’africa e un napoletano:
“guagliò hascisc o cocaina.”

Credimi, l’astio e il malcontento
Si mischian ai sorrisi, ai carabinieri
E camminan a braccetto sottovento
Tra i carruggi e i negrieri

E potresti trovare tra chi muore di fame
Tra la rumenta e gli alcolizzati
Tra le briciole di pane
E il sorriso sdentato dei drogati

Gli occhi neri di un bambino
Profumo d’africa, elastici come caucciù,
suo padre è un assassino
e lui è dolce, lui è gesù.

I marinai salpano l’ancora e le mutande
Arrossisce il sole con mille forme
Pare proprio una festa di ghirlande
Mentre il figlio dell’assassino, gesù ora dorme.

IL CIELO SEMBRA UNA COSA PREZIOSA

2009 Aprile 4
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di Massimo Pastore

La vita è un cane dietro un vetro…

Quando il mondo mi strinse le caviglie
tu venisti
con un seno di plastica a scagliare fango
con il tuo esercito di scimmie ubriache
pronte ad arrampicarsi sulle mie finestre.

Avrei potuto difendermi con un’unghia incarnita
avrei potuto strapparti gli occhi uno per uno
e lasciarti tanti buchi neri sul viso,
avrei potuto fucilare le stelle
e rivendertele come il cielo, prezioso,
ma ho sfilato i pantaloni perché volevo che facessi con me
quello che sapevi fare con tutti…

SCHIZZO FRENO

2009 Aprile 2
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di Massimo Pastore

Non sono viole, piscialletto…
da noi li chiamano così.

Quadro appiattito. Ecco il mio profilo,
la tua è un’altra dimensione. Non puoi entrarmi dentro…

astratto, futurista, ignorante come un becco d’anatra
endecasillabo dove undici diventa cinque e mezzo
e cinque e mezzo zero… tu sei lo zero, uno zero che non si può riempire
adesso che scrivo, adesso che non so più scrivere…

muoiono d’amore i rami, muoiono d’amore…
ed io come una foglia secca
ed io come una foglia verde
tra mani sporche di benzina
a salutare da lontano
quella primavera mai esistita…

chi è che troverà dentro la mia scarpa
il mareggiare della conchiglia, l’osso del cane?

CONFIDENZIALE

2009 Marzo 28
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di Massimo Pastore

Un odore di rosmarino
intorno ai fiori delle tue vene,
la bicicletta di Truffaut,
i film in francese,
le tue mutande francesi
dove seppellirono il tuo odore
e adesso che il naso è corto
non ti sento più arrivare…

chiudono le imposte i venditori,
mi strofino su una stella come un gatto
perché mi sembra l’unica cosa da fare,
e ti conto gli occhi contro il cielo
mentre la sigaretta mi brucia le labbra…

se un giorno ti chiamavo amore
tu non farci caso,
sarà stata una scheggia d’universo sul comodino
a ricordarti il timbro della mia voce…

- forse bisogna sperare che non venga di nuovo ottobre -

FRANCESCA

2009 Marzo 23
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di Massimo Pastore

Ho mangiato la terra con le tue labbra, nei fossi
dove il vino induce il poeta a sorridere
ho osservato per molto tempo la luna e tutto
mi conduceva a due piccole labbra che ho potuto toccare,
labbra che non sanno parlare,
crudo attracco di desideri, insenatura di interno coscia.
Nessuno amerà più i tuoi tratti, i più ignoti,
ne conoscevo il colore lo spessore e mescolavo i semi
all’unto della tua carnalità.
I poeti dovrebbero occuparsi del dolore degli altri,
ma tu capirai che non è dolore da poco
non avere una riga sulla tua schiena strappata
alle mie mani inverdite…
la follia di un dio tutto viola
mi ha inorridito la carne,
custodisco in dono una parete di marmo
su cui ho posato le labbra
sperando di baciare in bocca la morte
e non mi sono accorto della vipera
quando d’amore sono morto
più di una mela.
Dimenticammo le viole, era di marzo
e il fango tornò a sapere di fango, la mia bocca
serrata come una maniglia d’ottone marcito
sputò la sapienza del matto, massimo pastore
ripensa ad una poesia e a un tratto
sbatte le mani sul muro, sono coriandoli
le gocce di sangue sul tuo addio ,
ma come posso dire al mondo che sono malato
se frusto il mio cuore per non poterti scordare…
di un amore di un poeta di una donna
ne avremo bisogno alla casa circondariale,
quando la mia lingua scivola sul legno
e persino un ramo somiglia a una cella di materia seminale,
sono tutto vestito di blu come un presepe
e sono l’animale, perduta ragione, che incula l’asinello più grazioso del bue.
E dire che l’amore portava in grembo il mio orifizio,
non sono il tuo poeta, non ora, non domani e nemmeno per assurdo sui segni astrali…

ho mangiato la terra con le tue labbra, nei fossi
dove il vino induce il poeta a sorridere.

ASTRATTO PALPABILE

2009 Marzo 22
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di Massimo Pastore

Ho donato la mia spalla nuda
alla notte, quando le stelle
si facevano spazio coi denti
tra le inquietudini del cielo
allora cantavo una canzone lenta
sillabata, quasi come se le parole
scuotessero la lingua
mutando stagioni, dissapori e assolute verità
e con le scarpe sugli occhi
andavo legando, slegando sotto il cielo
montagne di teoremi
o piccole poesie.

IL DENTE DI UNA SEGA COME ULTIMO BACIO

2009 Marzo 21
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di Massimo Pastore

Il dente di una sega come ultimo bacio

- hanno arrestato la mano gialla del paralume sul perimetro erotico -

Non si può dormire questa notte, la luna fatta a paletti
rincorre il cuore che ho lasciato nel portaoggetti…

cessate il fuoco, lei non si spoglia più per me…

uno stupido coltello bisbiglia nel metallo delle stelle
e questa è la duemila quattrocentesima notte di solitudine…

mi chiedono se sono pronto ad assolverti per aver aperto nuovamente le cosce,
ma loro non sanno che ho smesso di accusare quando ho pronunciato il primo vagito…

dove hai portato i miei baci? Cosa importa,
se quando mi telefoni il cavo rimane grigio
e non puoi più spogliarti per me…

il dente di una sega come ultimo bacio, sanguinano le allodole la ghiaia o i tram…

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EROS

2009 Marzo 20
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di Massimo Pastore

Macchiato d’amore e di sabbia
un corpo diventa granchio sulla pietra,
e ti accarezzo dove la tenaglia spuma e divarica
mentre dal parapetto una folla di gabbiani tace…
e nel mare i pesci sospirano.

FINE (Canzone)

2009 Marzo 20
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di Massimo Pastore

Adesso che la mia storia è finita
sfogliamo all’indietro la margherita
e se dino campana portava i baffi
sibilla il suo amore e i suoi graffi
signori bisogna essere gentili
all’osteria come al bordello o nei cortili
e se cinaski era vino nero
lisa è finita al cimitero
signori bisogna essere coerenti
all’osteria come al bordello o dai parenti
fingitori mendicanti ed esattori
poeti costruttori e buffoni
signora delle altalene
spezza le funi e le catene
o signora delle sottane
proteggi i protettori delle puttane
in fondo non siamo stati troppo buoni
ma soltanto degli stupidi coglioni
e se leghiamo intorno al dito i nostri amori
bisogna farlo con le viole con i fiori
perché poi a sentirsi soli basta un mare di occhi in coperta
e questo mare di occhi in coperta
sono l’assenza l’assedio la scoperta
adesso che la mia storia è finita
sfogliamo all’indietro la margherita
di margherite non ne sono rimaste
ed ora smetti di cercarti nelle tasche.

COME L’AMORE QUANDO ERA VIOLA

2009 Marzo 19
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di Massimo Pastore

Non ti rivedrò mai più…

la luna è un pavone d’argento,
il marciapiede una cascata di topi,
la strada è il mio territorio… il territorio
dei cani arrabbiati.

Proseguendo fino al mattino mi sono ritrovato davanti alla tua finestra,
tu eri viola, come l’amore, viola…
qualcuno con un po’ di imbarazzo stava violando il tuo barattolo di miele
ed ho sentito le dita asciutte e ruvide sotto il colpo di una sigaretta…

non ti rivedrò mai più…

il sole è un’oca rotonda,
il marciapiede una cascata di scarpe,
e tu non sei più viola, come l’amore, quando era viola…

GRUM SGRUNT YO MAMAIO

2009 Marzo 18
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di Massimo Pastore

Conclamatosi poeta morì con una sprangata di vocali sulla nuca…

Il poeta è fascinoso, ne sono certo,
la prima poesia schizzata come sperma adolescenziale sulle tende di un hotel è fascinosa,
ne sono certo… ne sono certo… ne sono certo…

ma sono per vocazione incapace di esprimere una sola parola
senza aver prima compiuto un gesto o derubato un gesto…
ecco allora che rivendico la non poesia,la pre poesia, la post poesia
come una primitiva azione fisica o gutturale o o o…

grum sgrunt yo mamaio oppure
……………………………………………………………
Infiniti spazi vuoti,volutamente lasciati vuoti,e scriveteci incideteci sputateci
ciò che vi pare, come vi pare, perché vi pare…

la parola soppiantata da un calcio nel muro, un calcio nel muro soppiantato da una nuvola di passaggio,
una nuvola di passaggio soppiantata da un filo d’aria su una tela grigia…
l’io poetico sostituito dal noi poeti… noi analfabeti… noi istruttori… noi istruiti… noi poco più che imbecilli,
imbecilli e per questo poetici…

conclamatosi poeta morì annegato in un mare cartamerda di elogi
emettendo un ich ich ich …
la migliore poesia che avesse mai scritto.

FIORE

2009 Marzo 16
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di Massimo Pastore

L’amore muore
dentro gli occhi
come un paesaggio
rasoterra…
lacrime
come petali
sul pavimento,
uno alla volta
li raccolgo
e scrivo qualcosa
per un maledetto
qualcuno…

so del mio cuore
la linea appassita
il freddo di pietra
la luna circolare
dei nani in amore,
eppure camminando
come un treno
sui marciapiedi
d’ottobre
ho trovato un fiore…

ecco, amore di un tempo
cosa ho deciso di fare:
fermo in una stazione
aspetto il treno migliore
per imbucare il fiore
verso la terra
che mangiammo dalle mani,
ed in quella terra
se tu stai dormendo
ricerca il mio fiore
dentro la corona dell’ape
troverai scritto

- nessuno ti ha mai baciata dietro le ginocchia, sotto la pianta del piede -

E tu conosci l’aurora grigia
dei miei occhi,
i bottoni azzurri, l’ultima ciglia
che ho rapito al tuo sguardo
perché come ti ho amato
lo sanno solo le bestie,
i muggiti, lo starnazzare, il grugnire…

IL CARCERE VISTO DA DUE INNAMORATI

2009 Marzo 13
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di Massimo Pastore

Accecati da fil di ferro e morte,
dove anche gli dei non hanno poteri disarticolati,
città di piccole canaglie,
città terminale,
città di sgravi fiscali coltelli e assassini di carta….

Noi siamo fuori, amore, con i piedi numerati come le coste di un ufficio,
tu sei il 99 rosso… non puoi andare oltre…
noi siamo fuori dal dente nero della clausura,
e raccogliamo il nostro amore dal cesto della frutta
prima che diventi uno stupido album fotografico
divorato dalle cantine…

camminiamo, mano destra con mano sinistra, sopra i rami…
in una città di pietra… enorme…
città di piccole canaglie,
città terminale,
città di sgravi fiscali coltelli e assassini di cera…
nulla ci divide… noi siamo fuori,amore e osserviamo i nostri piedi
ignari che potrebbero essere come quattro topi allontanati da un maledetto casellario…

ed allora, ti imprigiono in un foglio… adesso o mai più…
perché un giorno potrebbero giudicarci e spedirci da una grande città
ad una piccola città…
città di piccole canaglie,
città terminale,
città contusa, città ferita, città in prigione…

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COSÌ TI DESCRIVO

2009 Marzo 10
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di Massimo Pastore

Hai un tratto evocativo dinamico spaziale…,
come una cavalla elettrica sui volt delle antenne, come una cavalla,
una cavalla pazza sulle strisce dello specchio…

l’amore è una sequenza visiva, forse un cortometraggio,
mi strappo le vene dai polsi per scriverti adesso
addosso…
hai un tratto evocativo dinamico spaziale
hai una coscia più lunga ed una più corta
tu mi spari con le labbra la vertigine del mare
e dividi i miei occhi in due sassi rotondi…
da una parte la fermezza della pietra, dall’altra lo sconquassare del mare…

ed hai un tratto evocativo dinamico spaziale…